Sunday, January 18, 2009

BUH! Chi ha paura del virus cattivo?




Ieri sera sono passato dal blog di Eleas. Ripeto che farei prima a passare direttamente a casa sua, considerando che abitiamo a 60 metri di distanza, ma tant'è. Sono passato e ho visto un post utile su una notizia che in Italia non ha quasi avuto diffusione.
In Congo c'è un nuovo focolaio di ebola
.

Come dice Eleas, ebola è "un gran brutto cliente".
Non è nemmeno un virus. Va oltre: è una vera e propria calamità naturale.

A un certo punto però il post di Eleas perde - a mio parere - un po' il focus della questione. Ovvero chiama in causa un articolo, comparso su Libero, che cita i GIANTmicrobes.

Cosa sono? Si tratta sostanzialmente di una serie di peluche che riproducono, con un aspetto un po' cartoon, tutta una serie di virus e batteri vari.
Eleas non ci sta e pensa che questi prodotti siano un'idiozia totale e un'assoluta mancanza di "stile" nell'affrontare l'argomento.
E io non sono d'accordo.

Secondo me si sta guardando la faccenda dal lato sbagliato, facendo delle accuse troppo affrettate.

Basta navigare un minimo sul sito della GIANTmicrobes per scoprire che ogni peluche è corredato di una scheda di spiegazione. Questi oggetti hanno principalmente uno scopo didattico e viengono infatti distribuiti nei corrispondenti dei nostri "Centri Giochi Educativi".

Non solo esistono già dal 2002 e hanno ricevuto parecchie volte l'attenzione dei media, ma sono stati anche commissionati da strutture sanitarie.

Insomma, non c'è nessuna insensibilità nei confronti del problema. Anzi. C'è una volontà divulgativa, dedicata ai più piccoli.

Pensate di essere dei genitori.

Io alle elementari ce li avevo i giochini educativi e così i miei amici.
Secondo voi ad un bambino è meglio spiegare che ebola uccide in 10 giorni, facendoti vomitare sangue, o è preferibile utilizzare un peluche?
Pensate ai vecchi virus del cartone "Siamo fatti così".




Anche loro avevano un aspetto poco minaccioso, ma non per questo erano accusati di idiozia o futilità o mancanza di "stile".
Certo, si sarebbe potuto usare solo i virus meno aggressivi, come quello del raffreddore. Ma perchè i bambini non dovrebbero avvicinarsi anche a questi argomenti? Magari il bambino, che oggi gioca con il peluche di ebola, domani scoprirà come curarlo.

GIANTmicrobes propone i suoi prodotti anche a chi "ha il senso dell'umorismo", come puri gadget. E perchè questo dovrebbe essere un male?
Pensate a quanti sono i riti che esorcizzano la morte nella cultura umana. Dai più vecchi, ai più recenti. Dai più religiosi e culturali, ai più frivoli. Pensate ad Halloween. Pensate alla monetina che la mamma dà in cambio a chi regala fazzoletti o coltelli. Ai riti tribali prima della caccia o della guerra.
Pensate ai pupazzini teneri, muniti di motosega, che noi troviamo tanto curiosi e divertenti.







Questi mischiano innocenza e horror e ci piacciono per il loro aspetto straniante. Eppure sappiamo tutti che è sbagliato andare in giro a mutilare persone con una motosega... LO SAPPIAMO, VERO? ;)
Anche questo atteggiamento fa parte della natura umana.


Il punto della questione a mio parere è un altro.

Il punto può essere che con la cifra che costa un Trudino in Africa ci si mangia per un mese.

Il punto è che la ricerca deve andare avanti per il bene dell'umanità. Allora sono i nostri politici gli idioti. Non i designer del peluche di ebola...


Non voglio pisciare sotto casa di Eleas (sarebbe come pisciare sotto casa mia!). E posso capire che siamo così abituati a leggere brutte notizie che è facile giungere a conclusioni lineari. Le nostre giornate ci tolgono forse anche il tempo e le energie per pensare.

Ma io credo che "il limite dell'idiozia che tende a infinito", o anche della follia, sia l'altro lato della medaglia di fantasia e ingegno. Doni che ci hanno portato a scoprire penicillina e tante altre cose.
L'idiozia, che spesso è pericolosamente soggettiva, resta sempre la seconda in classifica. La vera campionessa delle magagne umane è l'ignoranza. E' quella che genera i guai peggiori ed è la più resistente.

Fidatevi, chè l'ignoranza è sempre l'ultima a morire. Anche con ebola...



5 comments:

Gianrico said...

allora mettiamo bene le cose in chiaro... non sono 60 metri ma BEN 64!

detto questo, trovo ci sia una gran bella differenza tra il buon vecchio "siamo fatti così" e un peluche di un virus. Se pensi all'intento didattico, il cartone era un ottimo strumento in quanto spiegava abbastanza dettagliatamente il funzionamento del corpo umano cosa che un peluche così non fa, non da solo, quindi è quantomeno un prodotto che da solo non assolve al presunto compito didattico.
E poi scusa cosa divulghi? le forme dei virus? A quel punto essendo io genitore di due figli posso serenamente rispondere che faccio guardare ai miei bambini superquark da quando erano poco più che infanti, il mio grande che compie nove anni tra poco lo segue da quando ne aveva nemmeno due. E sì io spiegherei un virus esattamente per quello che è del resto anche con un peluhe sotto mano che vuoi dire di ebola? che è un amico dei bambini? Ho notato che ai bambini fa molta più impressione la irrealtà di alcune cose che la realtà. L'irrealtà ad esempio di alcuni film (mio figlio mi ricordo si spaventò quando vide nel primo harry potter la faccia di voldemort sulla nuca dell'insegnante). Poi ovviamente ognuno ha una sua sensibilità, ma adesso onestamente non credo che i mega virus di peluche siano dei pezzi di bravura didattica.
Certamente io ritengo che il motosegaiolo sia estremamente deleterio, in quanto il messaggio che lascia è totalmente dannoso, ma far pensare che un virus sia pacioccoso e divertente o al più spiritoso non è tanto più furbo. Ripeto potrei capirlo con virus innocui o quasi (che comunque si muore pure di quelli) quali l'influenza e soci, ma non con la peste, l'aids o il buon vecchio ebola.
Adesso scusa prendo la motosega e vengo a pisciarti sotto casa ho solo il timore che con questo freddo geli prima di toccar terra!

Fabrizio said...

Preparo la secchiazza d'acqua allora! ^__^

E' un po' come il planisfero. Da solo ti fa vedere solo la forma del pianeta, ma per scoprire monumenti e culture dei popoli occorrono le lezioni di geografia. Qui è un po' la stessa cosa, ma in modo più edulcorato. E poi creando forme semplici e in qualche modo caratterizzate, aiutano la memoria visiva. Così il "serpentozzo" sarà immediamente associato ad ebola, il cristallo all'epatite e così via.
Come le filastrocche per imparare gli accenti e le doppie.

Non è LA soluzione didattica. Ma è comunque una strada...


Fab

Valberici said...

Non sono d'accordo, per due motivi:

Il primo è che la valenza didattica cade quando si decontestualizza in maniera eccessiva.
In questo caso la sofferenza causata dai virus non viene percepita, tantomeno la loro maggiore diffusione in zone povere, dovuta alla mancanza di risorse sanitarie.
L'aspetto amichevole del virus contribuisce altresì a generare "confusione". Discorso diverso per i pupazzi che traggono la loro origine dal fantastico, in quel caso rientrano perfettamente nel contesto da cui sono tratti: la fantasia.

Il secondo motivo è che l' uso a scopo "esorcistico" è appropriato nei paesi e nei contesti in cui si rende necessario.
Un "rito tribale" per esorcizzare un "tipo di morte" ha senso laddove esiste il rischio di morire per quel "tipo di morte".
Nel nostro caso tutto appare solo come uno scherzo tra amici.
E sinceramente io trovo difficile scherzare sull'ebola.

Baol said...

Beh, non sono peluche di bombe inesplose che se un bambino le trova ci si mette a giocare, non credo sia possibile che un bambino torni a casa e dica "guarda mamma, ho trovato un virus dell'ebola, possiamo tenerlo" quindi, se possono servire che si vendano! ;)

Fabrizio said...

Sono abbastanza d'accordo con Baol.
La contestualizzazione la dà la scheda con cui il prodotto viene venduto, ma soprattutto il genitore e l'educatore.

Se avessero voluto realizzare un oggetto per raccontare la sofferenza causata dal virus, probabilmente questo non sarebbe stato un peluche.
Idem per la questione della povertà legata all'argomento.

Insomma, forse stiamo conferendo a questi oggetti valenze che i designer non volevano attribuire e allo stesso tempo stiamo togliendo loro la funzione più esplicita.

Lo scopo "esorcistico" invece è più sottile. Fa leva su retaggi culturali inconsci che nemmeno ci accorgiamo più di avere, ma che nonostante tutto ci sono ancora.
La morte è di certo il comune denominatore dell'umanità. Per questo ci sono tanti atteggiamenti comuni anche in luoghi, culture e minacce tanto diverse.

Fab