Friday, July 10, 2009

Scrivere col cuore in mano.




Letteralmente
.

Quando inizi a giocare con l'immaginazione, ti rendi conto di un fatto: scrivere, disegnare, creare, son robe sporche. Luride.
Davvero zozze.
Hanno molto in comune con certa chirurgia, ma nemmeno troppo raffinata. Lavorandoci rischi di trovarti in compagnia di coltelli sbrecciati, seghe, lamiera e sangue. Tanto sangue.
Come nelle autopsie.
Non quelle pulite e perfette che si vedono nelle puntate di CSI. Intendo quelle autentiche, in cui alla fine riempiono il cranio con le pagine di giornale appallottolate. Altrimenti, se non c'è il cervello a fare da fermo, la calotta segata scivola e scolpisce un bello "scalino" sulla fronte del cadavere.
E poi valli a sentire i parenti, quando lo guardano per l'ultima volta, prima di chiudere la bara...





Molti pensano che scrivere e disegnare siano processi alti e artistici. L'incarnazione di concetti astratti che giungono, con un raggio di luce, dall'iperuranio. O dall'uranio.
O da urano...
Altri invece pensano che scrivere e disegnare siano operazioni tecniche. Se fai le cose giuste nel modo giusto, stai sicuro che otterrai un buon lavoro (e forse il titolo di Mr. Universo).

Quello che entrambe le ipotesi non considerano è il "filtro" esercitato da chi crea.
Vivere, imparare e digerire ciò che ti sta attorno conta quanto la tecnica della messa in scena. E' l'approccio soggettivo che fa ancora vendere libri, fumetti e canzoni.
E' la visione di un particolare gruppo di autori che spinge la gente nei teatri e nei cinema (oltre al sedere di Megan Fox!).



Affrontare le macchie, quindi, è una cosa inevitabile: fa parte del gioco.
Come i pittori che hanno le dita e gli stracci rigati dal colore. Plasmare è una roba zozza, che ti segna fuori e dentro il corpo. E' una merenda con una torta di fango.
Parti dalle impressioni che ti lascia la documentazione.
Devi disegnare un cadavere con la ferita di un fucile a pompa?
Vai a cercare foto di scene del crimine.
Devi illustrare il volto sfigurato di Due Facce?
Pesca in giro un po' di ustioni.

Serve la vita per creare la vita, no? Allora vai a cercartela, anche dove non vorresti. Perchè è questo che ti richiede la storia e
si incazza di brutto se non gliela dai...
La ricerca non è una questione di nozionismo. Non sono i dettagli che contano, chissenefotte!
Quelli possono emozionare i precisini compulsivi.
No, quello che cerchi è l'emozione, la risposta del tuo io. E la pennellata giusta che dà colore e personalità al tutto.



Se la mera documentazione può far venire il voltastomaco,
la vera macelleria arriva entrando nella sfera emotiva. Ti ritrovi a tagliare pezzi del tuo io e a buttarli su un foglio o un file. Splat!
Certo, puoi decidere quanto tagliare e cosa mostrare. Può essere un mero prelievo di idee o una vera e propria autopsia emotiva.
Ma, per creare, non puoi fare a meno di metterti in gioco ed è un atto che richiede coraggio.
Anche solo quello di estrarti un "organo" e farlo vedere a tutti, su un vassoio, a disposizione.

Son sette chili di rabbia e rancore, signò. Che faccio, lascio???


P.S.: per chi ha lo stomaco duro o vuole testarlo, i video sono presi da un articolo di Wired sulle dieci operazioni chirurgiche più splatter di You Tube.

Armatevi di antiemetici e buona visione... ^__^


Photo by
~dr1ver

2 comments:

Gisella said...

... ma anche senza andare sul chirurgico andante. Scrivere è un mestiere da "bravi artigiani di una volta". :-)

Fabrizio said...

Ero in vena di metafore sbudellanti... :P