Tuesday, September 29, 2009

Fantasy + Urban + Street + Credibility


Parte 1: Fantasy + Urban





Visto che mi era stato caldamente consigliato, mi sto leggendo "Magic Inc.". In Italia lo trovate con il titolo di "Anonima Stregoni".

Due parole, per chi non sa di cosa sto parlando.
"Magic Inc." è una novella di Robert Heinlein, apparsa per la prima volta sul magazine
Unknown Fantasy Fiction nel 1940.
La rivista, più nota con il solo titolo di Unknown, vantò collaborazioni di gente come Ron Hubbard (sì, prima che fondasse Scientology...) e mancò per un pelo Isaac Asimov. L'urban fantasy e il fantasy contemporaneo nacquero fra quelle pagine, dove fantasia e fantascienza si mischiavano, portando creature mitiche in contesti quotidiani o logica scientifica in ambientazioni magiche.
Heinlein portò il suo contributo con la storia di Archie Fraser, un piccolo imprenditore edile che fa affari in una città dove la magia è pura consuetudine. Tappeti volanti al posto dei taxi, gnomi contattati per scavi petroliferi e stilisti che producono vestiti dagli ectoplasmi.
Anche Archie commissiona piccoli interventi di magia, nel suo business, principalmente a stregoni free-lance. Un giorno un mafioso dall'aria tipicamente italiana - ricrdiamoci che siamo negli anni '40 - va a chiedere il pizzo al protagonista. Archie rifiuta la "protezione" e si ritrova a difendersi dalle rappresaglie magiche di questo racket.
Dietro a tutto c'è una grossa impresa di magia, che vuole inglobare l'albo professionale degli stregoni e creare un trust economico nella città.
Fraser suderà sette camicie per fermare questi loschi intenti, alle prese con demoni e magia bianca.

Non l'ho ancora finito, ma sorpresa: sono rimasto un po' deluso.
Pensavo fosse il titolo che mi avrebbe illuminato sulla via dell'urban fantasy e invece lo sto trovando abbastanza noioso. C'è da dire che la veste editoriale non mi aiuta: un file .txt in cui si distinguono a malapena i dialoghi dalla narrazione. Ma al di là di questo, il ritmo è piatto e c'è una atmosfera che dimostra tutti gli anni che porta.

"Magic Inc." è vecchio, ecco, l'ho detto.
Certo, è importante perchè mostra la nascita del genere.
Certo, Heinlein era un genio.
Certissimo, i trust e l'economia truffaldina sono piaghe che esistono ancora oggi.
Ma tutto quello che c'è di contorno, tutto quello che rende palpabile la mentalità e il mondo di Archie, tutto questo è saldamente ancorato agli anni '40.
I criminali sembrano usciti dalle pagine dei primi numeri di Batman e la città è un pallido parallelo della New York di "The Shadow". Chiaramente, essendo una novella che ha molti toni umoristici, sono assenti le atmosfere più dark.




Ho trovato "Magic Inc." una lettura interessante, ma ne prendo volentieri le distanze. Secondo me la questione fondamentale per gli autori di oggi è un'altra: una volta che un genere è stato creato, che te ne fai?
Sono tanto felice che Heinlein abbia prodotto alcune delle più controverse e interessanti opere di fantascienza sociale e politica.
Ma oggi? Oggi che facciamo?
E' il nostro presente storico-sociale che entra in campo.
Si può concepire un Urban Fantasy oggi, senza tenere conto del Cyber Punk di Gibson, ad esempio?
Secondo me no.

La città di oggi non è più quella di Heinlein. Non si tratta più di parlare di un'onesta categoria di commercianti, soffocati dalla grande distribuzione e dai trust truffaldini. Tutto questo per noi è realtà. Assodata e noiosa, per altro.
La grande distribuzione per noi è multi nazionale. Conta quasi più dei governi. E' fatta di squali e servi mediamente assopiti. Avvelena persone e ambiente, con i suoi rifiuti.
Quello su cui Heinlein ci metteva in guardia, si è avverato.
E in più, quando ha scritto "Magic Inc.", non aveva il massivo mondo dei media che abbiamo noi.

Discutere L'Urban Fantasy che sarà in base a quello degli inizi è come parlare di realtà virtuale e prospettiva rinascimentale. Logicamente ci sono dei legami, ma i bisogni e le idee che stanno dietro a quelle rappresentazioni sono diversi.

CONTINUA:
Gibson, la metropoli e l'urban fantasy.
Street Credibility, D'Andrea G.L. e cultura tribale

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