Wednesday, September 30, 2009

Fantasy + Urban + Street + Credibility


Parte 2: Urban + Street




Quello che Gibson ha portato nella città narrativa - e dal quale non si torna più indietro - è la strada.
Le vie scorrono per la città e la attraversano come vene e nervi. Dentro questi collettori scorrono persone, ma soprattutto scorre tanto caos. Le strade sono canali di vita e di contraddizioni. Un Urban Fantasy che non abbia al suo interno caos e contraddizioni, almeno in minima parte, non so se può interessarmi. Deve avere qualcosa d'altro in cambio. Qualcosa di forte, qualunque cosa sia.

Il caos e le dicotomie abitano in posti come questi.
Quello che più sorprende, entrando nel contesto metropolitano, è la terribile vicinanza che c'è tra modernità e tradizione. Tra fantascienza e mito.
La città ideale da cui prendere spunto non è più New York. La Grande Mela con il suo bagaglio di sogni Occidentali ha fatto il suo tempo. E' diventata assodata: lo standard, la convenzione, il topos. Persino Gotham City non abita più a New York, ma a Chicago.
No, la frontiera per l'urban fantasy non è più lì. Sta nelle megalopoli dei paesi che vogliono uscire dall'arretratezza economica.
L'urban fantasy che vorrei abita a Mumbai, tra ingegneri e mucche sacre. Abita ad Istanbul, dove fanno le nostre lavatrici, ma le cui migliaia di case sembrano di cartapesta. Istanbul potrebbe essere completamente rasa al suolo da un terremoto molto più leggero di quello in Abruzzo.
Che ne dite di Dar-es-Salam dove, nei centri commerciali, i Masai passeggiano davanti a Zara? Il Cairo, con il Wi-Fi negli alberghi di lusso e i più poveri che abitano le discariche.

Siamo fragili e presuntuosi. Siamo ricchissimi e poverissimi. Abbiamo l'ultimo cellulare uscito, ma lo usiamo per chiamare Vanna Marchi e toglierci il Malocchio.
Le strade e le fogne sono i collettori di tutte le nostre puzze. Dove Le barriere, che abbiamo fatto tanta fatica a creare, si dissolvono come neve al sole.


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