Sunday, October 11, 2009

Nazisti in sala




"Sai che ti dico? Questo è senza dubbio il mio capolavoro"
Questa è l'ultima battuta del film.
Ed è come se fosse Quentin Tarantino a dirla davanti al pubblico, che non può fare altro che annuire.
Questo è senza dubbio il suo capolavoro.
"Inglorious Basterds" è una delle più sperticate dichiarazioni d'amore che Tarantino abbia mai fatto al Cinema. Al Cinema Classico, soprattutto.

Tarantino ti frega sempre.

Passi dei mesi a vederti il trailer e i poster del film. E ti aspetti un Kill Bill sulla seconda guerra mondiale, un "Salvate il Soldato Ryan" secondo Tarantino.
E invece no.
"Inglorious Basterds" non è un film di guerra. Almeno non principalmente. Come tutti i film di Tarantino "Basterds" è un film sui film.
C'è di tutto. La lunghissima scena iniziale è un omaggio fantastico a "Il Buono, Il Brutto e Il Cattivo" e al linguaggio di Sergio Leone. Colonna sonora compresa, con musiche di Morricone.
Poi c'è il cinema tedesco. Dalla Rifenstahl a Marlene Ditrich, con degli in-jokes pazzeschi. Ad esempio la Emanuelle Mimieux inquadrata mentre sta in piedi sulla scala, appoggiata al suo cinema. Sopra di lei il manifesto di "Inferno Bianco", con la Leni nella stessa posizione. E infatti anche la Mimieux avrà il suo inferno da costruire nel film.
Nei "Basterds" tutto è costruito su suggerimenti e aspettative.
A partire dal nome di Monsieur Lapadite, che in francese suona come "Signor Non L'Ha Detto". E poi i dialoghi e i tempi morti, che in realtà sono vivissimi.

"Inglorious Basterds" è una presa in giro meravigliosa dei film di propaganda. Ma se pensate solo alla Rifenstahl, siete lontani anni luce. Dentro ci sono anche i film americani, con Soldati Ryan e compagnia.
Nation's Pride è la retorica dei film di guerra, in cui la carrozzina della "Corazzata Potemkin" è stata mostrata e digerita in ogni tipo di salsa.
I Bastardi sono gli eroi americani super, ma così super, che possono sconfiggere tutto, persino la storia.
E quelli in sala, dentro e fuori dal film, siamo noi. Noi che che a quella retorica ci crediamo. Noi che tifiamo per gli eroi di plastica, che soffrono per questioni di copione.
Quentin ci ricorda che
non esiste il cinema di serie A o di serie B.
Esiste il cinema e il Cinema.

E i nazisti in sala siamo noi...

5 comments:

Baol said...

Sto film lo DEVO vedere, a costo di andarci da solo!

Ekerot said...

(arrivo da Lipperatura)
Condivido la ganzità del film.

Sono però meno spinto a vederci profondi significati, proprio perché Tarantino è così rossiniano che dei significati se ne frega.
Vi piace la musica? E allora, statev' zitt'.

Personalmente "Pulp Fiction" mi rimane più perfetto, anche perché "Basterds" è secondo me troppo lungo e dopo la sparatoria nella taverna perde ritmo.
Ho sul film alcuni dubbi che però non c'entrano col film in questione, bensì con la visione di Quentin, ma si esulerebbe dal tema.

Personalmente, ritengo che la macrosequenza al pub parigino sia assolutamente da "antonologia", come direbbe Ghezzi-Guzzanti.

Fabrizio said...

@ Baol: sì, lo DEVI vedere

@ Ekerot:
a me è sembrato tutto molto consapevole. Un film fatto a cipolla, che usa i codici dello spaghetti western e del film di guerra per raccontare una storia divertente. Sotto alla quale si nasconde altro.

P.S.: vieni anche tu dal Pitz Palu? :D

Ekerot said...

Essì, anche se il mio tedesco potrebbe sembrare tale soltanto ad un cambogiano.

A proposito dei film a cipolla, mi viene in mente una vecchia (e non potrebbe essere altrimenti) intervista a John Ford.

G: Maestro, ma ci sarebbe un'interpretazione-
F: Cut!
G: Come?
F: Non voglio sentire parlare di interpretazioni.

Fabrizio said...

E sì, le interpretazioni sono pericolose. Ma anche divertenti. Io sono un fan di Umberto Eco e della sua semiotica

-__^


Per altro credo che anche Leone avrebbe risposto la stessa cosa