Wednesday, December 09, 2009

L'Astronave Muse atterra a Torino.
Resoconto del concerto al Palaolimpico 4/12/09






Kierkegaard era un grande fan di Mozart.
Fosse vissuto oggi, di sicuro si sarebbe iscritto alla sua fan page di Facebook. Una volta scrisse questo su di lui:
"Mozart rientra in quel piccolo, immortale drappello di uomini i cui nomi e le opere col tempo non saranno dimenticati, uomini che saranno ricordati in eterno."
Ecco, io credo che per Matt Bellamy, Dominic Howard e Chris Wolstenholme sarà riservato lo stesso destino.

L'astronave Muse torna a stupire Torino, dopo 5 lunghissimi anni di assenza.
Era il 2004 quando hanno visitato la città la scorsa volta. Lo spot della Lancia Y, che andava in TV in quel periodo, aveva "Time Is Running Out" come colonna sonora: Fiat + Agenzia Testa, era quasi scontato che si scegliesse Torino come data unica.
Le Olimpiadi dovevano ancora arrivare e i ragazzi fuori dal Mazdapalace, provenienti da ogni parte del Nord Italia, erano abbastanza seccati di dover mettere piede nella mia Città.







Oggi tutto è diverso: i Muse sono la band del momento. Li conoscono anche i sassi (ma non Simona Ventura...) e chiudono a Torino uno dei loro tour più gloriosi.
Li abbiamo ospitati nel PalaIsozaki, una delle strutture più avveniristiche tra quelle che il 2006 ha regalato alla città. Gli accenti sono ancora variegati, con romani, svizzeri e una marea di francesi. Tutti però guardano con ammirazione il cambiamento della città: da grigio capoluogo industriale a meta europea del rock mondiale: Green Day, Muse, presto gli U2.

La mia avventura per questo concerto è stata molto più precaria ed improvvisata rispetto a quello di Billy Joe e compari.
Stavolta la mia ragazza non ha comprato i biglietti sei mesi prima. Anzi, Gis non può nemmeno venire, occupata da impegni vari. Io, dopo il
21 Century Breakdown Tour, ho ancora l'adrenalina che scorre: vorrei fare il bis, neanche un mese dopo.
Il biglietto arriva tramite Facebook e un colpo di fortuna. E qui ci tengo a ringraziare Francesca, che mi ha consentito di vedere questo spettacolo meraviglioso.
Gis non c'è, come ho detto. Ma non sono solo al concerto. Vi ricordate di Max Turini e Cristina Mallone? Li avevo citati nel resoconto della data dei Green Day, per le fotografie che avevo inserito nel post. Beh, anche qui FaceBook ha fatto da collante: ci siamo conosciuti e incontrati dal vivo. Anche qui doveroso ringraziamento, visto che sono entrati prima di me e mi hanno tenuto il posto.




Settore 104. Ancora sulla tribuna a sinistra, ma leggermente più indietro: il palco è quasi di fronte a me. Un'arca circolare, con tre pilastri velati nel mezzo e due balaustre sui lati.

Tra una cosa e l'altra si sono fatte le 20.00: l'organizzazione e leggermente in ritardo. Faccio in tempo a chiamare Licia, per raccontarle dove mi trovo, ma giusto due minuti.
La support band è già sul palco.
I
Biffy Clyro non mi hanno impressionato. Sarà che avevo già sentito qualcosa sul loro MySpace e partivo un po' prevenuto. Sarà che erano stanchi e che l'assetto audio non era dei migliori. Ma Simon e compagnia hanno tirato fuori un basso che sembrava un pugno in faccia e un'esibizione abbastanza scazzata. Rimpiango quasi i Future Kings of Spain dell'Absolution Tour, ma soprattutto i Prima Donna visti con i Green Day.





Sono le otto e mezza. Immagino che i ragazzi debbano entrare in scena di lì a poco. Invece è attesa.
Attesa, attesa, attesa.
Intorno a me piccoli esempi di genialità: c'è uno striscione con la scritta "United States of Porchetta", mentre dietro di me un ragazzo ha montato una telecamera su una ringhiera, occultandola col cappotto.
Una voce, dall'interfono, dice che il concerto non può iniziare, se non si liberano le vie di fuga sugli spalti.
Improvvisamente si accorgono che il parterre è mezzo vuoto e fanno scendere una paccata di gente, tutta insieme, senza un minimo di sicurezza. Già mi immagino ragazzine calpestate sui gradini e invece tutto fila liscio.

Dopo poco si spengono le luci e la goduria inizia.





Le tre torri si trasformano in una scalinata, dove sagome umanoidi salgono e vengono stipate in file.
Ordinati, ubbidienti, controllati.
Ma arriva l'imprevisto. Le sagome iniziano a cadere e, quando anche l'ultima a toccato terra, BUM! I teli scendono, le luci esplodono e i Muse sono davanti a noi. Attaccano
Uprising.
I pilastri in realtà sono un sistema di megaschermi e palchi rialzati. Sfruttano la struttura a prisma: su ogni lato viene proiettata un' immagine diversa, in un prodigio di luci e suoni.






Tempo fa avevo parlato dei rifermenti espliciti di questa canzone, prendendo in giro la band sulle "scopiazzature".
Ma non c'è niente da fare. Come avevo previsto, mi ha catturato completamente e al concerto la sto cantando a squarciagola.
"They will not fooooorce us!" I testi appaiono sul megaschermo, incitando il pubblico in una fenomenale animazione grafica.
Si passa a
The Resistance e sui prismi salgono dati elettronici, che si accendono in un' esplosione di stelle in stile Stargate.





Partono i vecchi successi, uno fra tutti
New Born. Dal palco viene proiettata una rete di raggi laser verdi, che danzano nell'aria sulla voce di Matt e finiscono per "ingabbiare" il pubblico.





Poi
Map of the Problematique, una delle mie preferite, e una tiratissima Supermassive Black Hole.
Sull riff di
Hysteria la gente si infiamma.
I Muse hanno buona memoria e si ricordano che l'ultima volta a Torino è stata durante l'Absolution Tour. Così cambiano la scaletta e ci infilano
Butterfly & Hurricanes. Al posto di Cave mi fanno una Sunburn meravigliosa, con Matt sul palco rialzato in compagnia di un pianoforte illuminato come il simon. Non suonano Bliss, ma sono felice ugualmente.






E' una maratona musicale. Probabilmente i ragazzi hanno qualche problema con il fonico e tentennano su qualche attacco. Ma la tecnica - comunque superba - viene superata dal cuore: si divertono e fanno giochi di parole sui loro testi. Una vera festa di fine tour...

Matt abbandona la chitarra ed imbraccia la keytar, per una versione sincopata di
Undisclosed Desires. Poi arriva Starlight. Le coppiette si abbracciano. Io, per una volta, tengo il moccolo e penso alla mia bella, che non ha potuto godersi questo spettacolo.





Siamo al punto più caldo del concerto. Matt riprende la chitarra elettrica e suona note conosciute: è il momento di
Plug in Baby! Scatta l'ovazione, gli spettatori sono in delirio e cantano a squarciagola. Come nel 2004 vengono fuori i palloni giganti. Matt continua l' assolo di chitarra fino allo scoppio dell'ultimo, in una pioggia di coriandoli sul pubblico.
Si passa a
Time Is Running Out, introdotta da Burning Bridges, poi Unnatural Selection.
Infine si spengono le luci e il trio va via dal palco.




Ma il pubblico ne vuole ancora.
Così, dopo applausi e tanto casino, il trio ricomincia ed è il turno di
Exogenesis 1.
Le luci incorniciano Dominic, mentre suona dei timpani enormi. Poi i palchi risalgono e sui megaschermi appare un luminoso brodo primordiale, un placton stellare che si muove lento sulle onde della musica. La Sinfonia finisce e i palchi toccano di nuovo terra.
La chitarra di Matt ringhia: è una scarica elettrica in crescendo, che sfocia in
Stockholm Syndrome. Il pubblico riconosce il riff ed è nuovamente il delirio. Siamo tutti rapiti dalle note dei Muse e, come nell'omonima sindrome, vorremmo restare sequestrati ancora per un pezzo.
Il pubblico si calma e scende il silenzio, in attesa dell'ultima canzone.




Le luci puntano su Chris che, incollato al microfono, suona un'armonica. Sono le note di
A Man With A Harmonica di Morricone, che inchiodano gli spettatori. Io sono totalmente galvanizzato, allibito davanti alla perizia del gruppo.
Il tour europeo e la data di Torino si chiudono con il sound space-western di
Knights of Cydonia. E mentre il falsetto di Matt lancia la battaglia finale, io saluto le mie tonsille e combatto insieme alla band.
Giganteschi sbuffi di vapore si alzano come un sipario sulla fine dell'ultimo pezzo.
E' tempo dei saluti. I ragazzi si tolgono gli auricolari e si preparano a scendere. Matt e Dom ringraziano il pubblico e danno appuntamento alla prossima data.





Ancora sconvolto da tanta grazia, mi muovo verso l'uscita insieme a Max e Cristina.
Mi rendo conto che la mia amica Marta (signorina in Sheffield, vi ricordate?) aveva dannatamente ragione. Giorni prima del concerto mi aveva esortato ad andare:
"nel 2004 erano giovani e appena affacciati al successo. Vedrai adesso cosa sarà The Resistance Tour..."
La data di Torino è stata clamorosa. Migliore e più spettacolare rispetto a quella dell' Absolution Tour, che ancora ricordavo tra i più bei concerti che ho visto.
I Muse sono riusciti a superarsi e ho l'impressione che continueranno a farlo.


Licia, ora tocca a te per San Siro! ;)


Il popolo di Facebook si è organizzato un'altra volta: qui potrete trovare le foto del concerto fatte dagli iscritti.
Qui invece le foto degli utenti Flickr.
Questi gli autori delle foto che ho inserito nel post:

Giulia Micillo
Federico Biancullo
alexfreespirit
Nastia Rachetto
Alex Bouc
francesco prandoni

Qui trovate altre recensioni al concerto (link1 e link2).
Sotto, invece, la scaletta dello spettacolo. L'ho ricostruita grazie ai vari blog e siti, ma soprattutto grazie a Maria Pia Mazza, che mi ha linkato i video con i titoli delle varie cover e chicche.
Per ogni canzone c'è il link ad un video, così potrete rivivere parte del concerto.
Enjoy!


Encore:


14 comments:

licia said...

curiosità: ma il tappeto di archi di Exogenesis? Registrato, I suppose...che effetto fa?

Xtiana said...

Limonare sopra Starlight non fa un po' troppo "tempo delle mele"?

Fabrizio said...

Ho letto da qualche parte in un'intervista che avevano quattro elementi oltre a loro tre. Io non li ho visti, quindi
a) magari stavano dietro
b) hanno usato parecchie basi.
c) oltre ad essere voce, chitarra e tastiere, Matt riesce a riprodurre i violini facendo il ventriloquo.
E la cosa non mi sorprenderebbe... :D

Comunque per Exogenesis propendo anche io per la seconda.
Nonostante questo, fila liscia che è un piacere: l'effetto è splendido comunque.

Mi resta la curiosità di sapere cosa riuscirebbero a fare con un'orchestra a disposizione...

Fabrizio said...

Xti, Richard Sanderson non regge il confronto con i Muse, dai! ;)

Per altro, secondo me sono un'ottima soundtrack per il sesso...

Baol said...

InviTiaaaaaaaa

Fed said...

Oddio, oddio, oddio... ma perché mancano così tanti mesi a giugno???!!!

Fabrizio said...

Baol, Fed, aspetto le vostre recensioni a giugno! ;)

Lobotomia said...

Ottima recensione. Hai modo di contattarmi in privato?

Fabrizio said...

Ho provato tramite il sito Brain Machine, ma Libero mi dice qualcosa di incomprensibile.
Puoi contattarmi tu alla mail
alexelder(at)libero.it

Baol said...

Ma io non sto più a Milano :(

sono tornato a casa, a Bari :(

Fabrizio said...

ARGH! Comunque i Muse valgono una trasferta, te lo giuro! ^___^

Baol said...

Lo so Lo so

Nastia said...

grazie di aver 'creditato' le mie foto che hai usato per questo articolo (so che è del 2009 ma l'ho scoperto con un po' di ritardo :D )

Fabrizio said...

Ci mancherebbe. Sarebbe stato un furto ;)