Saturday, October 31, 2009

Halloween e accoliti del fumetto




Dolcetto o scherzetto?Spero li avrete entrambi stasera.
Io oggi ho fatto la mia prima lezione da docente del fumetto. Ho parlato per tre ore e ho la gola a pezzi, ma sono contento.
Vi racconterò in modo più approfondito, nei prossimi giorni.

Per ora vi lascio a zucche e streghe.
Io mi dirigo verso i Murazzi, alla ricerca di qualche spettro di fiume!


Foto by restmlin

Friday, October 30, 2009

Anche io voglio un pacioccone peloso!



Esce oggi.
Ora, io odio i cute-movie con i personaggi pelosi. Vomito ancora batuffoli verdi, da quando una mia ex mi trascinò a vedere il Grinch. E sono riuscito a scampare ai Chipmunks per un pelo, nonostante gli occhioni della fidanzata (tipo:"OH! I Chipmunks!! @___@).
Ma "Il Paese delle Creature Selvagge" mi ispira tantissimo.
Quindi, sì, mi sa che questa volta cederò al cute-movie coi personaggi pelosi...


Wednesday, October 28, 2009

Mostri - Preview 4






Scommetto che vi mancava Chiang Shih, il wuxia-vampire.
Devo ancora ripetervi dove potete trovarlo?
E va bene.
Lucca Comics & Games 2009, allo stand di Absolute Black (E11) al Padiglione degli Editori.
'Nuff said!



Tuesday, October 27, 2009

Lo Zen del Cinema 2.



Ovvero, le piccole perle di saggezza che ho imparato grazie ai film.
Quella di oggi è un consiglio sull'arredamento:

"Nel seminterrato, Antonio Banderas ha sempre una figa con cui ballare il tango."

("Take the Lead" di
Liz Friedlander, 2006)

Monday, October 26, 2009

Sarà per gli eco-incentivi?





Pare che la Ford spopoli nella comunità politica italiana.
E poi dicono tutti che vogliono salvare il made in Italy...






Tornando seri, G.L. ha scritto un paio di lucide considerazioni sulla questione Marrazzo e sulle differenze con il caso D'Addario.
Io le condivido pienamente.
Un mio amico è diventato da poco ufficiale dei carabinieri. Non avete idea di quale sia l'orgoglio con cui indossi quella divisa. Ha scelto di fare quel lavoro per il desiderio di mettersi in gioco, tutelando le istituzioni e la sicurezza dei cittadini.
Sono certo che quello che il ricatto fatto da questi "colleghi" gli faccia davvero, davvero ribrezzo. Così come ai tanti uomini di scorta, che rischiano la pelle ogni santo giorno.

Complimenti Italia, ancora una volta...


Sunday, October 25, 2009

Mostri - Preview 3






Il Comitato per l'Abolizione dei Vampiri Glitterati stabilisce che:

Punto 1:
"A noi i vampiri piacciono brutti, sporchi e cattivi."



Quelli miei e di Cristiano sapete dove trovarli.


Thursday, October 22, 2009

Mostri - Preview 2






Ah, mi dicono dalla regia che la cover finale del volume è questa qua.
Bella, no?
L'ha disegnata Rom.
Sul suo blog potrete trovare altra roba figa.

La cover graficamente mi ricorda i titoli di apertura di "Batman the Animated Series", dipinti e con quelle stupende scritte in font "bastoni".
Non vedo l'ora di averlo tra le mani.

Ah, qui trovate il blog di Dany & Dany, anche loro compagne di antologia...


Mostri - Preview 1




Li abbiamo visti giocare
con il nostro dolore,
bere il nostro sangue,
uccidere i nostri cari...



"Mostri" la trovate nell'antologia "Vampiri", edita da Absolute Black, in anteprima a Lucca Comics 2009.


Tuesday, October 20, 2009

Lo Zen del Cinema.



Ovvero, le piccole perle di saggezza che ho imparato grazie ai film.
Quella di oggi è:

"Mai pisciare sul barista"

("Desperado" di Robert Rodriguez, 1995)

Monday, October 19, 2009

Per un Pugno di Demoni







Ero a cavallo per le praterie di internet, alla ricerca delle declinazioni più fuse del west, quando mi sono imbattuto nei Ghoultown.
Si definiscono una band hellbilly o gothabilly. Suonano un mix tra punk, rockabilly e le colonne sonore degli spaghetti western. Immaginatevi un incrocio impossibile tra Johnny Cash e Rob Zombie e avrete una vaga idea.
Con dei titoli come "Per un Pugno di Demoni" (For a Fistful of Demons), "Seppelliteli più giù" (Bury Them Deep), "Carica la bara" (Carry the Coffin) e "Ti Sputo sulla Tomba" (I Spit on Your Grave), hanno già conquistato il mio cuore.
E mentre valuto se fare la pazzia e accattarmi una delle loro magliette, acchiappo la tequila e mi rileggo "Ucciderò ancora Billy the Kid".

A-Dì-OS, Amigos...









Friday, October 16, 2009

Gli alieni a Torino e lo Swahili al District 9









Mentre District 9 è ancora a spasso per le sale, io vi propongo quello che può essere il "parallelo italiano" della pellicola di Blomkamp.
Girato a Torino, il film si è legato a una mostra urbana, ospitata in varie fermate della metro, che ha raccolto e presentato i vari scenari cittadini immaginati dalla fantascienza.
Afterville, rispetto a District 9, è un film molto più intimista . Non si parla di convivenza di etnie e di razzismo. Il punto della questione è:"cosa faresti tu il giorno della fine del mondo?"

Su District 9, di cui trovate due belle recensioni qui e qui, ho una piccola curiosità da svelarvi.
C'è un blooperino veramente difficile da scoprire per la maggioranza degli occidentali.
Avete presente la scena in cui il protagonista si trova ad affrontare la gang di criminali nel distretto? Ecco, questi delinquenti parlano Swahili.
Che c'è di strano, direte voi? Che il film è ambientato in Sud Africa, e in numerose sequenze viene detto che il gruppo di delinquenti è Nigeriano.
Ora, nè in Nigeria, nè in Sud Africa si parla Swahili. Si parla Afrikaans, Inglese, Zulu, Igbo, ma non lo Swahili, che è tipico dei paesi dell'Africa Orientale, come Tanzania e Kenya.

Quante cose si scoprono, se guardi i film con un amico Masai, nevvero? ;)



Wednesday, October 14, 2009

Guitar Hero




Ma secondo voi è normale che qualcuno arrivi al mio blog cercando su google "meno male che silvio c'è guitar tab"?
Io inizio a preoccuparmi...





Tuesday, October 13, 2009

Dai Transformers alle Winx





"In alto o in basso?"

Saranno due settimane che con Luca e Lara si discute di fumetti, cartoni e prodotti commerciali.
Io sono sempre stato un sostenitore della catena industriale che c'è dietro ai comics e all'animazione. Leggo Marvel e DC da una vita. Sono un fan della Pixar e ho una forte idiosincrasia nei confronti delle scuole di animazione che hanno dello snobismo nei confronti dei prodotti commerciali.
Faccio un esempio. Il Centro Sperimentale di Cinematografia, qui a Chieri, è fantastico. Si occupa di animazione, effetti speciali, etc. Beh, ho visto alcuni dei loro corti e non riesco a farmeli piacere.
Certo, sono molto più concettuali rispetto ai lavori di scuole come la Big Rock. Eppure ho come l'impressione che guardino dall'alto in basso i prodotti legati al puro e semplice intrattenimento.

Arte, arte, arte.
La nobile arte. Divertire è una cosa bassa, semplice, triviale. Non merita granchè.
Eppure la Pixar riesce a tirarti fuori perle come Wall-E, da questa bolgia commerciale.
Tarantino, usando i codici dei generi più osteggiati dalla critica, riesce a produrre capolavori e a intrattenere. E tanto, anche.





Gli ultimi anni '80 dell'umanità

Io sono uno di quelli che dovrebbe ringraziare Ronald Regan, per aver liberalizzato la pubblicità televisiva per i bambini. Altrimenti col fischio che avremmo visto Star Wars. E con lo stesso fischio ci saremmo divertiti con i Transformers, le Tartarughe Ninja e una valanga di altra roba.
Ve li ricordate i cartoni degli anni '80?
Divertenti, vero? Io li adoravo.
In questo post troverete qualche mix di sigle vintage, così vi renderete conto di quanti ne avrete visti. Ma vi anticipo: è una lista infinita. Continuerete a fare "Celo, celo, celo" come con le figurine.

A me piacevano le produzioni americane. Tuttavia, fare una distinzione è difficile perchè la maggior parte delle serie veniva progettata in U.S.A e realizzata in Giappone. Fa tutto un po' brodo, qui.
C'era una struttura comune in molti di questi cartoni.
Prendete gli action-adventure, per esempio.
Vogliamo parlare dei "Masters"? "M.A.S.K" ve lo ricordate? E "BraveStarr"? I "Centurions"? "Dino-Riders"?
La maggior parte di questi cartoni aveva come protagonisti un gruppo di eroi, in media dai 3 ai 5 personaggi. Soldati o comunque combattenti. Non abbiamo nemmeno idea di quanta retorica militare ci siamo bevuti fin da bambini.
Molte delle sigle cominciavano con una voce fuori campo, in pieno stile da cinegiornale di guerra, che annunciava le mirabolanti gesta prossime venture.
Gli eroi vestivano uniformi differenziate, di solito con sgargianti colori primari. E se state pensando che Superman abbia fatto scuola di moda a tutti quanti, avete ragione. Blu e Rosso, gente. WOW! BANG! BOOM!
Al contrario i cattivi adorano i colori secondari, uno fra tutti il viola.
L'elenco dei cattivi vestiti di viola è sterminato. Anche in questo caso con radici solidissime nei fumetti americani anni '40 e '60: Skeletor e il Joker, Devastator e Hulk.
Nei cartoni il viola è da sempre un colore poco affidabile. E nei cartoni action-adventure anni '80, i cattivi dovevano essere weird. Superando persino quelli di Batman e dell'Uomo Ragno.

C'è un altro elemento che salta fuori, ripensando a quelle storie. L'ibridazione.
Se pensate alle ibridazioni tra i generi del fantastico, vi vengono in mente autori come Barker e Swanwick. Nel gruppo potremmo metterci anche King, volendo.
Mentre questi egregi signori scrivevano, altri loro colleghi mischiavano Epic Fantasy e Science Fiction nei "Masters" o in "Wheeled Warriors", che in Italia è conosciuto come "I Figli del Fulmine". E poi c'erano i "Thundercats" e i "Visionaires".
Il Western misto a Fantascienza si trova in almeno tre esempi di questi video: "BraveStarr", "Galaxy Rangers" e gli "Sceriffi delle Stelle".
L'ibridazione dei Transformers era forse meno legata alla narrativa (militari + fantascienza?), ma era lampante nella dinamica del gioco: macchinine + action-figure.
E sulle trovate geniali e innovative di queste opere potremmo andare avanti all'infinito...





"Papà, mi compri Optimus Prime?" "Si chiama Commander, piccolo..."

Quasi tutte queste serie sono state realizzate per poter vendere i giocattoli.
La serialità differenziata dei personaggi, la presenza di cavalcature, mezzi e accessori sono tutti espedienti per ampliare il numero dei prodotti vendibili.
E nel gruppo entrano anche i cartoni funny animals come i "Mini-Pony", gli "Orsetti del Cuore", "Teddy Ruxpin" e così via. In alcuni casi orientati su un target per bambine, ma nemmeno sempre.

Non possiamo dormire sonni tranquilli neanche con le produzioni interamente giapponesi. Vi siete mai chiesti perchè "I Cavalieri dello Zodiaco" fossero in 5, tutti legati ad un colore e un totem differente? Per non parlare dei nemici e delle clonazioni, come i "Cinque Samurai".

Se si incontrano due figli degli Anni '80 e scatta il momento revival, è probabile che inizino a parlare di questi giocattoli.
"Io avevo Commander." "Io avevo il fortino di BraveStarr." "Noooo, io la Tigre di He-Man non l'ho mai avuta!" Cose simili. C'è sempre un tono allegro in queste conversazioni. Teneramente nostalgico.
Anche io ho voluto bene ai miei Transformers. E ai miei Masters. E alle mie Tartarughe Ninja.
Ho voluto bene ai cartoni che mi raccontavano le avventure di quei giocattoli. La mia passione per i fumetti probabilmente nasce anche da lì.

Eppure, guardandomi indietro, mi chiedo se questi cartoni mi abbiano anche codificato come un consumatore. Avete presente la scimmia del "QUELLO devo assolutissimamente averlo"?
Temo che nasca proprio da lì.





Igino Straffi S.p.A.

Sull'ultimo numero di Vanity Fair c'è un bell'articolo che esplora il luogo dove "pettinano le bambole", ovvero la Rainbow di Igino Straffi, papà delle Winx.
Ora, mettetevi nei miei panni, quelli di un designer appassionato di fumetti. Esplorare il backstage di questa fabbrica di sogni per me è uno spasso. Io sono clamorosamente affascinato dalle modalità di creazione della Rainbow. A partire dagli schizzi preparatori di Huntik, per arrivare ai modelli delle bambole e agli studi dei costumi. C'è molta, molta, molta progettazione in questi studi.
Però, i rapporti tra il marketing e la parte creativa sono strettissimi e molti sono legate alla moda. Alla Rainbow il trend si analizza parecchio. Le Winx sono ispirate alle cantanti come Beyoncè o Brittney Spears. I protagonisti di Huntik sono pensati in riferimento ai divi del cinema, come Johnny Depp.
E pare che anche "Twilight" si stia diffondendo.

Tra le produzioni Rainbow, quella legata maggiormente ai romanzi della Meyer è il fumetto Maya Fox. Questa pubblicazione mi ha interessato da subito, perchè sperimenta una nuova forma editoriale che mixa fumetto e rivista adolescenziale. Una sorta di Top-Girl con manga, che crea un nuovo modo per arrivare ad un target un po' abbandonato dal fumetto italiano.
Quando Maya Fox è uscito, ho pensato che Straffi avesse risposto con i fatti a questo articolo di Roberto Recchioni.
La Rainbow ha progettato una proposta per raccogliere le fan delle Winx, ormai cresciute. La rivista avrebbe come target le ragazze dai 14 ai 18 e parla spesso di sesso, aborto, etc. Un approccio interessante e lodevole.
Solo che la veste è abbastanza friendly da poter attirare anche le ragazzine più giovani. Che possono trovarsi anche i Sex Files tipo "Così fai impazzire il tuo lui", etc.

Come dicevo all'inizio del post, ne abbiamo discusso con Luca, Lara e la Lipperini.
E io sulle prime ho difeso Rainbow e Maya Fox. Ho difeso la cura tecnica e l'organizzazione con cui hanno realizzato i loro prodotti. Ho difeso gente dello staff, come Elena DeGrimani, che per me è una delle migliori mangaka che abbiamo in Italia.
Ma ad un certo punto ho dovuto fermarmi. Perchè se Rainbow spinge l'immagine della rivista, cavalcando e promuovendo l'idea che "fare sesso è da fighi" ed è una cosa "troppo trend", allora fa leva su temi che vendono, ma rischia di veicolare un messaggio sbagliato.
Rischia di appiattire qualcosa di serio su uno stereotipo.

C'è un aspetto del reportage di Vanity su Rainbow che mi ha lasciato interdetto. Nell'articolo vengono fatte alcune domande anche all'art director Simone Borselli. Quando gli viene chiesto su cosa si basi la sua preparazione in fatto di moda,
Borselli risponde così:
"Sull'essere gay. Prima che avessimo le stiliste interne che curano in toto l'aspetto della moda delle Winx, mi arrivavano dal marketing richieste del tipo: "Riesci a disegnarla punk, lolita, teen, gothic, romantica ma anche un po' retrò?"

Ma davvero i gay sono tutti esperti di moda?





Il punto di rottura

Dove sta il limite? Dov'è il punto di rottura? Qual è la linea che divide un prodotto commerciale di intrattenimento, da un messaggio che suggerisce una vendita?
Come si fa a tracciare un sentiero che eviti la discriminazione e la creazione di modelli sbagliati, senza esagerare e diventare dei Doc. Wertham?
Barbie è stata un modello che ha fotografato la moda e il costume nell'arco di decadi. Forse le Winx possono essere le sue eredi. Ma c'è il pericolo di creare uno stereotipo? E, se c'è, è nuovo o è presente da anni?
Dove sta il confine tra il proporre sogni e il seminare un comportamento economico?
E' possibile realizzare una narrazione commerciale, produrre del merchandising legato e non entrare in questi circoli viziosi?

Se avete delle risposte, è ora di tirarle fuori.







Sunday, October 11, 2009

Nazisti in sala




"Sai che ti dico? Questo è senza dubbio il mio capolavoro"
Questa è l'ultima battuta del film.
Ed è come se fosse Quentin Tarantino a dirla davanti al pubblico, che non può fare altro che annuire.
Questo è senza dubbio il suo capolavoro.
"Inglorious Basterds" è una delle più sperticate dichiarazioni d'amore che Tarantino abbia mai fatto al Cinema. Al Cinema Classico, soprattutto.

Tarantino ti frega sempre.

Passi dei mesi a vederti il trailer e i poster del film. E ti aspetti un Kill Bill sulla seconda guerra mondiale, un "Salvate il Soldato Ryan" secondo Tarantino.
E invece no.
"Inglorious Basterds" non è un film di guerra. Almeno non principalmente. Come tutti i film di Tarantino "Basterds" è un film sui film.
C'è di tutto. La lunghissima scena iniziale è un omaggio fantastico a "Il Buono, Il Brutto e Il Cattivo" e al linguaggio di Sergio Leone. Colonna sonora compresa, con musiche di Morricone.
Poi c'è il cinema tedesco. Dalla Rifenstahl a Marlene Ditrich, con degli in-jokes pazzeschi. Ad esempio la Emanuelle Mimieux inquadrata mentre sta in piedi sulla scala, appoggiata al suo cinema. Sopra di lei il manifesto di "Inferno Bianco", con la Leni nella stessa posizione. E infatti anche la Mimieux avrà il suo inferno da costruire nel film.
Nei "Basterds" tutto è costruito su suggerimenti e aspettative.
A partire dal nome di Monsieur Lapadite, che in francese suona come "Signor Non L'Ha Detto". E poi i dialoghi e i tempi morti, che in realtà sono vivissimi.

"Inglorious Basterds" è una presa in giro meravigliosa dei film di propaganda. Ma se pensate solo alla Rifenstahl, siete lontani anni luce. Dentro ci sono anche i film americani, con Soldati Ryan e compagnia.
Nation's Pride è la retorica dei film di guerra, in cui la carrozzina della "Corazzata Potemkin" è stata mostrata e digerita in ogni tipo di salsa.
I Bastardi sono gli eroi americani super, ma così super, che possono sconfiggere tutto, persino la storia.
E quelli in sala, dentro e fuori dal film, siamo noi. Noi che che a quella retorica ci crediamo. Noi che tifiamo per gli eroi di plastica, che soffrono per questioni di copione.
Quentin ci ricorda che
non esiste il cinema di serie A o di serie B.
Esiste il cinema e il Cinema.

E i nazisti in sala siamo noi...

Friday, October 09, 2009

Lucca 2009...






E' in arrivo per la prossima edizione di Lucca Comics & Games una nuova collaborazione tra il sottoscritto e Cristiano Brignola.

"Mostri" è stato il nostro modo di ingurgitare, digerire e risputare il tema dei vampiri.
Visto che di vampiri non se ne trovano in libreria, di questi tempi, nevvéro?
E' una storia breve che farà parte dell'antologia "Vampiri" edita da Absolute Black.
Ecco come viene presentata sul sito di Lucca Comics:

"Mini storie di vampiri di: Elena de' Grimani, Dany & Dany, Oscar Celestini, Andrea Cavaletto + Rom, Francesco Matteuzzi + Walter Trono, Cristiano Brignola + Fabrizio Furchi, Francesca Follini, Luca Belloni + Samanta Leone.
In esclusiva per Lucca Comics, esordisce la nuova rivista antologica di Absoluteblack: "Vampiri". Tredici autori alle prese col mito dei "succhiasangue"; storie dal classico al moderno, dall'apocalittico al romantico decadente, ma con un unico denominatore comune: la figura del non morto per eccellenza."

Io, Cristiano e compagnia bella siamo finiti anche su Horror Magazine, a questo link.

Il bello è che, giusto per tenere a bada il mio ego, il comunicato è uscito con un refuso, in cui il mio nome si è improvvisamente "trasformato" in Federico Furchì!
^__^


Comunque, sono molto contento per questa uscita.


D'Andrea G.L
. si è letto la storia in anteprima. E oltre a qualche ottimo consiglio su come si potrebbe far evolvere il tutto, mi ha regalato questa bella e sintetica frase:


"Bella, sul serio. Accattivante e aggressiva al punto giusto"


Ecco, io mi approprio di questo "strillo" e vi invito a dare la caccia a "Vampiri", da Lucca Comics in poi.


E sì, nei prossimi giorni qualche anteprima ve la metto, promesso!
Intanto beccatevi la cover del volume, così potrete riconoscerlo...



Wednesday, October 07, 2009

E comunque...





No al Lodo, sì alla Lodo.

Fatemi godere per una mezz'ora scarsa. Giusto perchè gli è venuto il nervùs.
Tanto lo so che non ce lo leviamo dalle palle nemmeno con gli Apache. O i Mangusta...

(Ma questa la capiamo in quattro gatti, amen... ;)


Lettor Jack Sparrow, prego.





Sì, pare che anche sulla Perla Nera ci sia una libreria. Ma non ci sono scaffali: basta un hard disk, che è più comodo e meno ingombrante.

Oggi Zio Prodigio parla di ebook e di pirateria. Ne parla in modo lucido e disincantato, abbattendo i falsi miti legati alla distribuzione online. E distinguendo tra la realtà dell'industria musicale che, pur essendo legata alla produzione creativa, viene usufruita in modo molto diverso.

Francesco mette in luce come, nel mondo della musica, la pirateria e la distribuzione via web non abbiano portato il pluralismo sperato. Le major la fanno ancora da padrone e i talent show sfornano ancora prodotti costruiti ad hoc.
Gli artisti hanno ovviato la perdita economica, barattandola con la notorietà e basando gli introiti sui tour, le ospitate televisive e l'utilizzo delle musiche per le colonne sonore.

Per gli scrittori è tutta un'altra storia, si direbbe.
Gli scrittori non fanno concerti e non sono personaggi pubblici, anche se molti integralisti del fantasy mandano loro lettere minatorie.
Gli scrittori in Italia fanno
comunque fatica a vivere delle loro opere. La pubblicazione online non conferisce ancora tutti questi vantaggi agli esordienti.
Per Francesco l'ebook non è affatto la terra del bengodi per gli scrittori nascosti.
Ma non è nemmeno la terra della disperazione, in cui la pirateria sembra destinata ad affamare ogni creativo, espropriandolo dei diritti d'autore.
Il cartaceo si vende ancora e la gente non sì è gettata sui lettori di ebook, costosissimi, ancora ottimi per torturare la vista.

Falconi ha ragione? Ha torto? E' vero che, come dice la Gambera, gli ebook moltiplichino le vendite del cartaceo?

Io sono in parte d'accordo e in parte no. E moderatamente speranzoso.
Noto ancora, sullo sviluppo di questo tipo di fruizione, tre grossi scogli:

  1. La qualità del supporto. E' ancora dannatamente difficile leggere sugli ebook reader. Con un ovvio paragone con la stampa, la tecnologia non è ancora all'altezza. Ci arriverà presto, probabilmente. Ma non c'è ancora.
  2. Il costo del supporto. Gli ebook sono ancora carissimi, in proporzione a quello che fanno. Certo, la convergenza dei media ci fa intuire che il nostro prossimo assistente digitale sarà un incrocio tra un netbook, un videofonino e un ebook-reader. A quel punto il prezzo varrà la spesa ed è anche probabile che quel prezzo non sia così alto quanto immaginiamo. Ma non c'è ancora.
  3. Non esiste una nuova economia, adeguata per i produttori di creatività. Dove sono i guadagni possibili, per uno scrittore esordiente del Ghana, dati da una distribuzione potenzialmente globale? Come si fanno a mettere d'accordo i fruitori, che vorrebbero materiale gratuito, e i produttori, che vorrebero un legittimo ritorno per le proprie opere?

Fateci caso, le idee di una nuova economia della creatività, nel circolo del fantasy italiano, non sono mai discusse. Si fanno linciaggi mediatici per (presunti) autori avidi e venduti al marketing. Oppure si costruiscono altari per i "cavalieri illuminati", che scrivono per passione e quindi devono fare un altro lavoro, nonostante tutto.

Io credo che, quando gli scogli 1 e 2 saranno superati, la partita si giocherà tra quegli editori lungimiranti, che vedranno nei social network il modello editriale del futuro.
La pubblicità continuerà ad essere la chiave per le nostre fruizioni gratuite. Le case editrici del futuro si baseranno sugli inserzionisti, come capita per le attuali TV e per la free-press.

Vuoi scaricare gratuitamente il nuovo volume di Martin? Non c'è problema. Ma tra un capitolo e l'altro avrai banner o locandine pubblicitarie. In America questo succede già nei fumetti cartacei. Perchè non potrebbe accadere anche sui libri?
Si stamperanno meno copie cartacee, forse, ma con una migliore sostenibilità ambientale del pianeta. Allo stesso tempo quelle copie stampate punteranno tutte sulla qualità.
La pubblicità dovrà esserci e dovrà essere tanta, per sostenere tutto. E avrà prezzi più bassi e sarà personalizzata, in base ai gusti e alle provenienze dell'utente.
La tizia shopaholica di Torino vuole scaricare la Kinsella gratis? Avrà la pubblicità della boutique di via Roma.
Il tizio di Milano vuole downloadare il manuale di cucina fusion? Tra le pagine troverà il banner per il sito di Nobu.
Il nerd lucchese vuole leggere il nuovo tomazzo fantasy? Scoprirà anche chi saranno gli ospiti della prossima comic convention.

Questo probabilmente sarà il futuro per l'editoria.

La pirateria non avrà più molto senso, quando tutto, ma proprio tutto, sarà offerto ufficialmente e gratuitamente.

E credo che la pubblicità ci starà molto meno sulle palle, perchè non dovremo più sorbirci quella casuale e inutile dell' attuale televisione generalista.
Zero noie, molti servizi.


(L'immagine all'inizio del post è di di Luca Tarlazzi. Andate a scoprire il suo sito, chè merita ;)


Saturday, October 03, 2009

Jamendo: Silence - L'autre endroit





A chi sminuisce la musica elettronica, rispetto a... beh... bisogna proprio vedere rispetto a cosa, visto che ormai su qualsiasi album professionale si fa una post-produzione in digitale. Comunque vive ancora la leggenda metropolitana che la musica elettronica faccia parte di una categoria inferiore, più facile anche da eseguire.
Chi la pensa così farebbe bene ad ascoltare questo album.
L'autore si firma Silence ed è il graphic designer belga
Vincent Girès
.
Questo ragazzo è un genio. Non solo fa dell'ottima grafica 2D e 3D, ma ha anche realizzato una playlist davvero potente, dalla prima all'ultima traccia.
Il sound in generale è ottimo per qualsiasi storia di spionaggio, azione o science-fiction. Ma c'è di più: per il brano "Stop!" ha campionato i suoni di una ragazza che viene aggredita. Urla, percosse, il ritmo della musica incessante e ossessivo. Mi ha messo i brividi.

Siamo al livello delle migliori soundtrack di film come Resident Evil o di giochi come Splinter Cell.
Ascoltare per credere.



Thursday, October 01, 2009

Bruno Vespa in the sky with diamonds.







Anno Zero era finito da un paio di secondi.
Mia madre cambia canale. E c'è di nuovo Bel Pietro, sempre da Santoro, che fa lo stesso discorso contro la Daddario che aveva fatto un'ora fa.
Cazzo, penso io, hanno fatto RAI 2 + 1! E invece no.
Era Porta a Porta.

Ma il bello non sta qui. Non sta nella pressoché immediata reazione della tv di regime.
Il bello sta nell'incipit di Vespa.
Che chiede ad Ignazio La Russa, Ministro della Difesa, come mai non siano intervenuti a fermare l'intervista della D'Addario.

CAZZO, IL MINISTRO DELLA DIFESA!!
Da oggi manderanno i parà contro le escort???

Una volta pensavo fossimo alla frutta.
Purtroppo siamo già all'ammazza-caffè...


Fantasy + Urban + Street + Credibility


Parte 3: Street + Credibility





D'Andrea G.L. fa un discorso di street credibility sul suo blog.
Ve lo rigiro in sintesi: la vera street credibility la acchiappi solo facendoti le ossa nel tuo campo e producendo roba buona. C'è chi, sparando a zero sugli altri, pensa di acquistare street credibility. La maggior parte di questa gente è fatta di ridicoli poser: vale più la segnalazione di un capolavoro, che centomila segnalazioni di merdate.
Tuttavia, nel caso in cui si debba per forza sparare merda, che almeno si centri il cesso giusto. Ovvero, non ha senso parlare male di qualcuno in un contesto in cui nessuno se
lo caga.

Cito il post per due motivi.
Il primo è che sento già i flame che calano come il napalm, con le Valchirie in sottofondo. Non vedo l'ora.
Il secondo è che la street credibility mi sembra un concetto legato a quelli urban-fantasyzzabili del post precedente.
Nonostante sia tipicamente metropolitana, essa trae origine dal mito. E' la reputazione, il canto delle gesta dell'eroe. Ce la portiamo dietro da quando cacciavamo gli smilodonti e la misuravamo con le cicatrici.
La street credibility fa parte delle nostre eredità tribali, esattamente come le sottoculture metropolitane.
Ho beccato il video di questo samurai rock & roll a Tokyo. Il Giappone è fenomenale.
E' una nazione che sviluppa culture metropolitane come nessun'altra. Ma se ascolterete con attenzione, scoprirete che possiede gli stessi riti di molte altre sottoculture e della vita tribale.
Un esempio?
Il rito di iniziazione. Devi dimostrare di poter stare nel Tokyo Rockabilly Club. Devi sbatterti, imparare le giuste mosse. Appena sei entrato, ti tocca fare gli schifidi lavoretti, in attesa che ci sia qualcuno più pivello di te.
Altri club fanno selezioni o test, come per alcune Kogal. Riti di passaggio.
Abbiamo google, viviamo nei grattacieli, ma buona parte della nostra vita e delle nostre narrazioni sta dietro ai riti di passaggio. Come i nostri antenati, nelle tribù.

La Street Credibility è saldamente legata al contesto. Perchè, come ho detto, nasce dalla cerchia in cui stai. Da essa dipende e in essa trova gran parte della sua importanza. Puoi essere il cosplayer più figo che c'è, ma probabilmente non saranno molti gli accademici della crusca che ti apprezzeranno. Puoi essere una rockstar nel fumetto italiano, ma non è detto che ti conoscano fra le crew hip-hop. E così via.

Il fatto che la street credibility sia relativa dovrebbe servire a riportare un po' tutti sul pianeta terra. Puoi essere dio, ma non è detto che tutti vengano nella tua chiesa. E a quel punto può tornare utile che la street credibility esca dal suo contesto e diventi credibilità a tutto tondo.
Punto e basta.