Tuesday, January 26, 2010

Perchè il mondo ha ancora bisogno di Avatar






Ok, sono passate settimane dall'uscita del film.
Io però sono a casa influenzato e solo ora trovo il tempo per fare un' analisi più attenta .
Ho letto parecchie recensioni in giro. Molte, come quella di Andrea Voglino, denunciavano la sceneggiatura troppo semplice del film, scherzando sulla "sola" che Cameron ha tirato al pubblico.
Io al contrario vedo in Avatar ben altre qualità, in cui la sceneggiatura semplicissima e assodata non va a discapito dello spettacolo, ma ne è funzione comunicativa.
Mi spiego meglio.





Avatar è uno dei pochi film occidentali che racconta un'etica sostenibile matura, andando oltre il "se non fai la raccolta differenziata sei un cattivone", oppure "dovresti andare in bicicletta e non prendere la macchina".

Avatar ci racconta le connessioni alla rete biologica che gli abitanti di un pianeta non possono fare a meno di rispettare. Pena la distruzione dell'intero sistema.
Avatar ci dice che siamo legati da relazioni più importanti del nostro bisogno di consumare e trova un modo semplice (una USB nei capelli :) per mostrarci l'empatia tra gli esseri viventi.

In questo si avvicina molto a certi messaggi raccontati da Miyazaki ed è complementare a Wall-E e alla sua critica dei consumi.
Certo, non arriva alla complessità di Nausicaa, ma Cameron, col suo essere "Re del cinema occidentale", sforna una pellicola che può arrivare a tutti. Grandi, piccoli, sapienti, ignoranti, tutti possono capire il messaggio di Avatar. Paradossalmente, chi NCCUCDC potrebbe essere addirittura avvantaggiato a capire il messaggio, rispetto a gente più snob.





La complessità di Avatar sta nella sua semplicità. Nel fare di un film commerciale, pieno di azione ed effetti speciali, una scusa per trasferire un messaggio importante e profondo.
Insomma, son riusciti a fare un film con botte 3D e pipponi ecologisti che non sembrano nemmeno tali!

Nel discorso della semplicità il 3D è un altro punto forte.
Come ha detto Cristiano sul blog del Rrobe, non ci sono inquadrature in stile "Coraline", dove il mezzo diventa una baracconata da luna park.
Il 3D qui serve solamente a dare una maggiore profondità di campo. Consente allo spettatore di percepire un dettaglio ancora maggiore delle immagini, senza mai perdere la distinzione dei vari piani.
Questo effetto aumenta l'immersione nel film, che è visiva e allo stesso tempo concettuale.
Nel popolo Na'Vi si distinguono tratti tipici dei Masaai, degli Indios e dei Nativi Americani. Pandora, nel suo essere un luogo straordinario e fantascientifico, non perde mai la sua rassomiglianza con la Terra.


Una montagna cinese della provincia dello Huan, recentemente rinominata Avatar Halleluja Mountain


Un'illustrazione del cover artist degli Yes, Roger Dean


In questo buffet sensoriale e concettuale, una sceneggiatura più complessa avrebbe rubato inutilmente l'attenzione dello spettatore. Certo, i più sgamati avrebbero completato la lettura senza problemi. Ma Avatar è un film che vuole arrivare a tutti, ricordate?
Potrei portare mia nonna al cinema e capirebbe il messaggio perfettamente.

Per questo io dico che il mondo ha bisogno di Avatar. Perchè continuiamo ad essere schiavi di un pensiero lineare (materia prima - industria - commercio - prodotto - rifiuto) che fatica a pensare a tutte le conseguenze che ci stanno uccidendo. Avatar aiuta la gente a contemplare una visione sistemica del mondo. Ci sono scienziati come Capra, Varela e Maturana che si sono sbattuti per far conoscere queste cose, anche con programmi educativi.
Considerando il recente insuccesso del vertice di Copenhagen, l'importanza di un film come Avatar cresce ancora di più.


P.S.: la cover del falso gioco Atari del film è stata realizzata da Penney Design, che sul suo sito ha preso di mira altre pellicole e telefilm. Impareggiabile quella di Lost con il gameplay di Monkey Island...

Qui sotto un'altra chicca: un tutorial per photoshoparvi e trasformarvi in un Na'Vi...



Birth of an AVATAR from Peter Ammentorp Lund on Vimeo.






4 comments:

Hanuman said...

Mmm... no, stavolta non so quanto sono d'accordo sui discorsi di sceneggiatura.
Io onestamente non credo che Cameron avesse questa urgenza di comunicare un messaggio ecologista. Lo dico perché la trama è incredibilmente ingenua, è qualcosa che non ti sorprende nemmeno per un secondo. La regia ti sorprende, le scene maestose e le trovate visive... ma la trama proprio no. Sai perfettamente tutte, ma proprio tutte le svolte che prenderà. Questo, per me, non aiuta per niente la diffusione delle tue idee: perché io spettatore vedo una storia che non mi coinvolge, non mi stupisce e mi fa spesso commentare con un "maddai...". I personaggi sono così piatti e monodimensionali che fai veramente fatica a empatizzare con loro. Molto onestamente, durante le scene di distruzione io ero esaltatissimo dalla spettacolare regia, ma della sorte dei gatti oblunghi non me ne poteva fregare meno... e questo, nell'ottica del tuo discorso, non va bene, non veicola nulla di che. Come faccio a sentire "mia" una problematica se non mi frega niente di chi la sta vivendo sullo schermo? Perché non una trama semplice, ma piatta. Tralascia il fantasy per un momento e guarda a un film che somiglia, anche se per altri versi, ad Avatar: Soldato Blu. La trama di Soldato Blu non è troppo complessa, ma quando esci dal cinema sei psicologicamente violentato. Perché SB osa in maniera azzardata e senza compromessi. Torna al fantasy e prendi Star Wars: non esci pensando alla figata degli effetti speciali, ma a quella della storia e dei personaggi. Li porti con te per anni... e non dirmi che Guerre Stellari ha una trama complessa. In Avatar, a livello di trama, i compromessi li vedo tutti: le parti in cui hanno deciso che era il caso di non soffermarsi troppo, quelle che hanno inserito perché "così tirava di più", quelle altre che hanno messo per sbrogliare situazioni. Ripeto che per me è un gran bel film, ma dimostra che il cinema è un'arte principalmente visiva che non ha sempre bisogno di una storia per sostenersi... e va bene così.

Fabrizio said...

Ma per questo stimo Miyazaki molto di più. Per questo ritengo Avatar ancora molto limitato rispetto ai film del Maestro.
Ma credo che quell'empatia diversa rispetto a Star Wars sia legata all'ambientazione, Pandora, più che ai gattoni.
Sei stato talmente coinvolto nell'immersione del film, che quella foresta per quei minuti diventa casa tua. Ed è come se ne fossi responsabile, mentre te la stanno distruggendo.

Come se Pandora fosse l'unico personaggio che conta davvero nel film

WebAlchemist said...

Io come immagine "inspiration" aggiungerei questa: http://cartesensibili.files.wordpress.com/2009/01/il_castello_dei_pirenei1.jpg

PS: Magritte :)

Gianrico said...

io mi sto facendo un'idea andrò a vederlo il 13 e poi dirò la mia ma nutro delle perplessità sulla visione dell'uomo proposta.