Wednesday, February 10, 2010

Il gioco d’azzardo e il selvaggio west.






Li chiamavano i “benvestiti” oppure “Cavalieri del Tavolo Verde”.
Si riunivano tra le rulette e i tavoli di faro o poker. La loro vita era regolata da una mano di carte, sempre in attesa della vincita che li avrebbe sistemati per tutta la vita, per poi sperperare i loro guadagni con la scommessa successiva.
Le origini di Las Vegas parlano chiaro: sono stati i pionieri del West e le loro puntate a far diventare il Nevada uno degli stati più famosi del gioco d’azzardo. In questo contesto erano numerosi i giocatori professionisti, che giravano di città in città, pronti ad ogni sfida. Il film più famoso sull’argomento è certamente “Maverick” di Richard Donner.
Mel Gibson, un abile giocatore di poker, decide di partecipare ad un torneo per vincere 500.000 $. Nelle sue avventure si incrocia con Jodie Foster, un’altra giocatrice di poker dal fascino irresistibile.






Ma l’elenco di film western con scene legate sul gioco d’azzardo non finisce qui. Basta cercare nella banca dati di Spaghetti Western Database per scoprirlo. E l’elenco lascia senza fiato: “Un poker di pistole”, “Nato per uccidere”, “Monta in sella, Figlio di…”, “Sentenza di morte”, “Djurado”, “Il mio corpo per un poker”, “Una donna per Ringo”.

E poi restano le scene indimenticabili dei film più famosi.
Come non citare la lunga sequenza introduttiva di “Per qualche dollaro in più”, in cui il cacciatore di taglie Clint Eastwood si inserisce nella partita a carte?

“Che giocavamo ?”
“... La pelle !”




Oppure la spassosa scena di “Lo chiamavano Trinità”, in cui un giovane Terence Hill, dopo un poker d’assi servito, prende a schiaffi un rivale giocherellando con la pistola.





I giocatori professionisti, nel Selvaggio West, non erano solo abili con le carte. Molti erano degli ottimi pistoleri, considerando tutti i perdenti arrabbiati che dovevano affrontare, e dovevano essere veloci a cavallo, per fuggire dalle cittadine in tempo.

Ma era solo la fortuna a guidare le imprese di questi cowboy? Assolutamente no. Spesso i giocatori cercavano di guidare la Dea Bendata. Ovviamente nell’unico modo possibile: baravano.
I metodi erano vari.
Esistevano mazzi truccati. Anche le scatole da cui si estraevano le carte potevano essere artefatte. E il caro vecchio trucco dell’asso nella manica? Bastava nascondere una carta sotto al tavolo per cambiare una mano avversa. I giocatori potevano essere abili a mischiare le carte, volgendole a proprio favore, oppure aiutarsi con un compagno, che alle spalle dei rivali guardava e segnalava.
Potevano esserci dadi appesantiti su un lato e carte segnate durante il gioco, magari con le unghie. Si parla persino di anelli lucidi, usati come specchi nella distribuzione delle carte, per poter vedere in anteprima i carichi degli altri.
Se state pensando di sfruttare uno di questi metodi nella vostra prossima partita, sfogatevi con gli amici. Non solo i casinò sono molto attenti a scovare i bari, me è anche sicuro che nessuno di questi trucchi potrà mai funzionare in un casinò online.

L’eredità del gioco nel west rivive negli attuali casinò indiani. Le riserve infatti godono di una certa indipendenza dalle leggi americane. Questi casinò sono riusciti, negli anni, a raggiungere un giro d’affari di parecchi miliardi di dollari, conquistando come frequentatore assiduo John McCain.


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