Monday, February 08, 2010

Le tre “R” del gioco d’azzardo.




Il gioco d’azzardo ha sempre affascinato il mondo della narrativa. Ben lo sapeva Dostoevskij che – proprio per pagare i suoi debiti – scrisse “Il Giocatore”. Sarà forse perché le scommesse sono una continua sfida al destino, mentre le storie possono permettersi di barare. Sarà anche perché il materiale umano che si riunisce intorno ai tavoli da gioco è quanto di più vario possa essere usato per creare dei personaggi. Passioni, background, motivazioni: c’è tutto quello che serve.
Anche io ho un personaggio in testa da un po’ di tempo: un baro, abile con le carte e con la magia.
Per questo motivo ho bazzicato spesso per i siti di casinò online in italiano, alla ricerca di spunti e motivazioni. Il sito è un punto di riferimento per recensioni e link ai casinò online. Ma non è solo questo: ai navigatori offre news, curiosità e articoli di approfondimento.
Tra ricerche e contatti è nata una collaborazione tra il mio blog e il loro sito.
Ne sono venuti fuori tre post, che mettono in relazione gioco e narrazione di genere. Ci sono riferimenti ad articoli di CasinoTop10, integrati con materiale che ho trovato per conto mio.

Iniziamo oggi, con le tre “R” del gioco d’azzardo…

Quanti film avete visto con una partita a poker o magari ambientati nei casinò? Un’infinità. Le luci di Las Vegas sono marchiate a fuoco nel nostro immaginario collettivo, al punto che è difficile trovare una persona che non conosca il buon detto “what happens in Vegas stays in Vegas”.
Esistono però tre punti ricorrenti, tre topos indissolubilmente legati a questo immaginario.
Sono le tre “R” del gioco d’azzardo.

R come ricchezza.
Quasi sempre è una questioni di soldi. Che sia per sistemarsi la vita o ricevere il prestigio che ne comporta, è intorno al denaro che ruota la vita nei casinò.
Un personaggio tipico, in questi frangenti, è il geniale studente universitario che gioca a carte per pagarsi gli studi. Il più recente è Ben Caldwell di “21”, che nel libro “Blackjack Club” si chiama Kevin Lewis. Ma sono tutti pseudonimi per nascondere la vera identità di Jeff Ma, acuto studente del MIT, che insieme ad alcuni compagni è riuscito – negli anni ’90 – a sbancare i casinò di Las Vegas e Montecarlo
Nel film lo vediamo aderire al gruppo solamente per pagarsi gli studi, per poi farsi sedurre dal fascino del denaro.





C’è un altro studente che si è fatto ricordare per la sua bravura con le carte: è Mike McDermott, interpretato da Matt Damon nel film “Rounders”. Mike si paga gli studi di giurisprudenza giocando a poker, fino a quando non incontra Teddy KGB, che lo rovina per 30.000 $.
Mike decide di cambiare vita, pagandosi gli studi con un lavoretto tranquillo, ma una serie di circostanze lo riportano al tavolo verde, in una sfida finale con chi lo ha sconfitto.






R come ragazze.
Le donne sono una costante nei casinò. Cameriere, croupier, spogliarelliste, escort, truffatrici, famme fatale, insieme ad affascinanti giocatrici. Queste sono le figure che più hanno popolato il nostro immaginario da casinò.
Comunque, superando gli stereotipi, le giocatrici nei casinò non sono mai state così tante. Lo testimonia il sito Casino Girls: “quello che gli uomini non sanno o non capiscono delle ragazze ai casinò”. Il mondo di luci e fiches attira anche la sfera femminile, che magari va a rilassarsi nella spa del Bellagio, tra una puntata e l’altra. Lacey Jones è la vera portabandiera della categoria: modella e attrice, ma anche ottima giocatrice di poker.
Nelle immagini più classiche della filmografia, non c’è maggior esperto di donne e casinò di James Bond. Certo, molte cose sono cambiate negli anni: gli interpreti del protagonista, lo stile delle ragazze, ma anche i giochi ai tavoli.
In “Licenza di uccidere” Shean Connery vinceva a chemin de fer contro Eunice Gayson.
Oggi Daniel Craig, in “Casino Royale”, si trova al fianco della misteriosa Eva Green mentre cerca di sbancare a Texas Hold’em.







Se tante cose sono cambiate per il famoso agente dell’ MI6, molte altre sono rimaste. Una di queste ci permette di introdurre la prossima lettera

R come rischio.
Ho detto che è quasi sempre una questione di soldi? Siamo arrivati a parlare di quel “quasi”.
I giocatori sono gente che ama il rischio. Adorano il brivido, l’adrenalina che scorre nelle vene dopo ogni puntata. Una cosa completamente diversa dalla vincita, come dimostra il film California Poker di Robert Altman: uno dei due protagonisti lascia il casinò dopo la vittoria, perché non gli ha fatto provare nessuna emozione.





Il rischio sul tavolo da gioco funziona bene in narrazione perché è un naturale trasmettitore di suspance, con il quale chiunque si può identificare. Un conto è chiedersi se il nostro eroe riuscirà a disinnescare una bomba nucleare. Un altro è sperare che con una scala reale riesca a sfuggire ai debitori. Più le esigenze e il background del protagonisti sono vicini alla vita reale, più è facile innescare l’identificazione.

Per quel che riguarda i rischi sopra le righe, la paura di essere arrestati o uccisi non ha mai fermato gli undici di Ocean’s Eleven. Nonostante le rapine spettacolari, una delle scene più divertenti è quella del poker con i giovani protagonisti delle serie TV. Totalmente imbranati, totalmente ignari di essere i “polli” del tavolo....


La fortuna è l’unica vera dea che può concedere ai giocatori le tre “R”.
Può baciarti, come è successo a Charlie Wells. Nel 1891 giocò per undici ore alla roulette del casinò di Montecarlo. Vinse 20 volte su 30, sbancando il banco 12 volte e vincendo un milione di franchi.
Nessuno riuscì mai a capire se stesse barando e ormai la gente pensa che quel giorno fosse molto, molto fortunato.
Se Wells è entrato nella storia di Montecarlo per la sua fortuna, Fouad al-Zayat è entrato nella storia di Londra come il giocatore più sfortunato. Giocando nel club privato di Aspinalls perse, in vari tavoli, più di due milioni di sterline. Ma non fu il caso di un’ unica sera, visto che la sua sfortuna continuò per anni. Pare che ad Aspinalls abbia perso 23 milioni di sterline in tutto.
Nonostante non avesse una buona stella nel gioco, era molto abile nei suoi investimenti, tanto che riuscì tutti i suoi debiti senza alcun problema.


NEXT POST: il gioco d'azzardo e il selvaggio west!

8 comments:

Fed said...

ovviamente in attesa del prossimo post sul selvaggio west :)

Fabrizio said...

;)

Baol said...

Azz....adesso anche le preview...mi stupisci sempre Fab!

david santos said...

Hola Fabrizio.
Really great posting! Congratulations!
Have a nice week.

Fabrizio said...

La vera novità è che ho allargato la finestra dei post :D

Naeel said...

aggiungerei un "R", quella di recidività, già perchè sia che vinci che se perdi è difficile alzarsi dal tavolo. se vinci vuoi vincere di più, se perdi vuoi rifarti.
è successo anche a me al casinò di Lugano, vincevo all'hold'em e non volevo smettere, finchè il mio ragazzo non ha iniziato a prendersi tutte le fiches man mano che aumentavano mettendosi come una carogna sulla mia spalla e sussurrando "vattene finchè vinci, vattene finchè vinci."
però è stata un'esperienza bellissima. per la cronaca, la volta successiva ho perso, ma me ne sono andata subito dato che non avevo altri franchi da cambiare e gli euro li accettano con un cambio che definire sfavorevole è dir poco.
in seguito ho picchiato il mio ragazzo che mi ha portato sfiga (su qualcuno dovevo pur rivalermi, no?)
;-D

Fabrizio said...

Sì, cavolo, la Recidività ha davvero un pessimo posto d'onore. Chi non riesce a porre un limite nel gioco va verso una triste rovina.
Ma questo riguarda chiaramente tutti gli eccessi e tutte le dipendenze

Baol said...

:D