Tuesday, June 29, 2010

Grazie.












Thursday, June 24, 2010

"La Scienza e l'Arte di causare cambiamenti in conformità con la Volontà"






Il titolo del post è la definizione che Aleister Crowley ha sempre dato alla magia. Se interpretiamo la frase dal punto di vista delle nostre suggestioni letterarie e cinematografiche, ci vengono in mente palle di fuoco, bastoni stregati e danze della pioggia. Ci vengono in mente Gandalf ed Harry Potter.

Eppure, senza andare così in alto e così lontano, non è pur vero che è possibile cambiare la realtà andando ad agire sulla nostra percezione?
Noi non abbiamo mai un quadro completo della realtà.
Ce ne facciamo uno.
Ce lo costruiamo, con dei metodi di indagine propri. Spesso ci obblighiamo analiticamente a giungere ad un'interpretazione, per poter fare una scelta e non restare fermi.
Guardate il logo in cima.
La realtà che evoca vi parla di un liquido dolciastro, che calma in modo blando il mal di testa?
Oppure quel logo parla di amici, parla di convivialità, parla di sorrisi, parla di spiagge, parla di sollievo dal caldo?

Quanto c'è della magia di Crowley - oggi - nel design e nella comunicazione?
Quanto è magico un iPad?






Thursday, June 17, 2010

L'imprevisto che fotte anche l'ingegnere migliore.





L'ingegnere giapponese studia anni e anni per conseguire il know-how che gli permetta di progettare lo stato dell'arte del televisore.
Il consumatore medio studia giorni e giorni per individuare, in quello stato dell'arte, il televisore giusto per lui.
Il figlio del consumatore medio spende minuti e ore per montare e sintonizzare quel capolavoro della tecnologia.
Ma poi.
Poi arrivano i mondiali in Sud Africa, gli stadi si riempiono di burloni che suonano 'sta roba durante tutte le maledette partite.



E nè l'ingegnere, nè il consumatore, nè suo figlio avrebbero mai pensato di aver bisogno di un filtro audio contro quelle cazzo di vuvuzelas...


Wednesday, June 16, 2010

Lo storyboard della tesi.


Non è ancora quello definitivo.
Chiaramente verrà ampliato con i passaggi di camera.
Ma c'è.
Un grazie enorme agli amici che mi sono vicini in questo periodo.













Monday, June 14, 2010

Quando la musica non va al mare, resta in città...




C'è da dire che se il Festival non va in villeggiatura, giustamente se ne resta in città.
Tra MTV Days, Colonia Sonora, Gods of Metal e Traffic, l'estate musicale Torinese è davvero interessante. Litfiba, Baustelle, Motorhead, Elio e un fantastico Cristicchi, che proprio non si nega a nessuno. Persino Afrika Baambataa.
Insomma, i nomi sono buoni. Ora bisogna cercare i pass... ;)

Niente più Jazz e Blues a Bordighera.






Ricevo oggi un comunicato dall'associazione Musicateatro, che per 17 anni ha organizzato il Bordighera Jazz & Blues Festival.
Mi avvisano che quest'anno l'amministrazione locale ha chiuso i rubinetti dei finanziamenti e il festival non si farà più. Una prova di stima
enorme, verso una manifestazione che ha dato lustro alla città per anni, portando nomi internazionali come Michel Petrucciani, Gloria Gaynor, Earth Wind & Fire, la Blues Brothers Band o Dionne Warwick.
Ho ancora davanti agli occhi Wilson Picket, visto insieme a mio padre, e le fantastiche Sister Sledge dell'anno scorso.

Ora, io quest'estate a Bordighera non ci metterò piede, purtroppo.
Ma quanto devi essere imbecille per segare una manifestazione così?
Allora ve li meritate i Valerio Scanu, cazzo.

Andate
affarlamoreintuttilaghi, và...


Wednesday, June 09, 2010

Italia sì?






Non mi sto organizzando per vedere le partite dei mondiali, me ne rendo conto adesso.
E' che ho talmente tanti cazzi per la testa, che non riesco davvero a pensarci.
Oddio, probabilmente tra qualche sera mi rifugerò al Tetley Huntsman di Corso Vittorio, mi prenderò riso e chili e aspetterò di vedere gli azzurri.
Ma sarà una questione dell'ultimo momento, tipo: "c'è l'Italia? Boh, andiamo al pub."

Insomma, non è come nel 2006, che avevo voglia di lottare con loro, urlare a squarciagola e sperarci.
Sto facendo il tifo per altro in questo periodo e alla Coppa del Mondo non rimane molto spazio.

Pensate che mi ero anche dimenticato del concerto dei Muse a Milano.
Vi sembra normale?


Saturday, June 05, 2010

L'uomo da 60 miliardi di doppi dollari












Metteteci le somiglianze con Cowboy Bebop (che è un capolavoro e se la pensate diversamente NCCUCDAnime).
Metteteci tutti i riferimenti ai western di Sergio Leone e ai comics americani.
Metteteci il lato picaresco e allo stesso tempo tragico dei personaggi.
Fatto sta che Trigun è sempre stato uno dei miei anime e manga preferiti.

Molto di tutto questo, comunque, deriva dal personaggio di Vash.
Si trova sempre involontariamente al centro di casini terrificanti. Ogni sua avventura genera distruzioni enormi, che puntualmente fa di tutto per evitare.
Ha sofferto come un cane, cose che nessuno può nemmeno immaginare.
E nonostante questo non si arrende mai e cerca sempre di trovare il buono nelle persone.
Insomma, un personaggio che sa essere profondamente tragico e irresistibilmente leggero, con la sua facciotta buffa e quello strano gatto nero che lo insegue di continuo.



"Spesso, chi commette un errore si ripete che ormai è cosa fatta e non si può più tornare indietro; e mentre pronuncia queste parole a sua insaputa un'ombra buia si insinua nel profondo della sua psiche e genera il rimorso; e quando lentamente il rimorso affiora in superficie è troppo tardi per fermare la catastrofe.
Eppure chi sbaglia non sa che basterebbe voltarsi per vedere la luce, una luce talmente calda e vicina da avvolgerlo."




Thursday, June 03, 2010

Paese di merda



E non so più nemmeno se è il loro o il nostro...

Non vi basta per lapidarvi dallo sconforto?
Non vi sono ancora cadute le palle?
Allora avete fonte sicura: andate a leggere QUI.
Il pezzo migliore è questo:


I soldati israeliani si sono comportati benissimo, non hanno compiuto nessuna violazione giuridica o morale. Li condannano quelli che non sanno come sono andate le cose o gli ipocriti propagandisti dell'islamismo e chi va loro dietro. Se volete una conclusione più ragionata (e capite l'inglese), guardate questo video:
http://www.youtube.com/watch?v=XdZV5EfrwFI&feature=related . Se preferite una conclusione a modo mio, voglio solo dirvi che i nemici di Israele si comportano come quel personaggio di Pascarella (o di Belli, non ricordo bene) che intima alla sua vittima: "fermete, nun te move, che te devo menà". Se ci difendiamo, è colpa nostra.


Questo è il partito dell' Ammmmmmmmmore: chi mena per primo mena più forte.
Ah! I soldati israeliani si sono comportati benissimo.
Dei veri gentlemen.
Tipo che ti aprono la portiera dell'auto, prima di farti saltare il cervello...


Wednesday, June 02, 2010

A Maasai Tale: il nomadismo, tra tradizione e modernità.









Questa è la storia di Sitatien Kaelo, una ragazza Maasai.
Sitatien è la più sveglia della sua tribù, ma è una donna e per tradizione suo padre cerca di farla smettere di studiare, quando ha raggiunto l'adolescenza.
Tuttavia, come in ogni "favola" che si rispetti, anche qui c'è un mago saggio: un anziano della tribù di Sitatien.
Egli riconosce le qualità della ragazza e capisce che tutta la sua comunità ha bisogno di un ponte, tra la loro cultura tradizionale il mondo moderno.
Così la aiuta a continuare la sua educazione, fino a farla andare in un'università negli Stati Uniti, cosa che trasformerà radicalmente la vita di Sitatien.

Aljazeera propone questo speciale di Witness sui Maasai, in un servizio interessante, che racconta parte della complessità di questa tribù, senza descriverla in pieno.

Nell'immaginario, i Maasai sono il popolo nobile della savana: cacciano i leoni, mentre le loro coperte a scacchi sventolano calde contro l'azzurro di un cielo immenso. E questa cosa è vera o sicuramente lo è stata.
Le enciclopedie ci dicono che vivono di allevamento e che bevono il sangue delle loro mucche. Anche questo è vero, ma quello che a noi sembra tanto cruento, alla fine è una consuetudine non tanto distante dal nostro sanguinaggio o dalla pasta ai frutti di mare.
(Date a un Maasai un gamberetto e vedete la faccia che fa... ;)
I servizi alla televisione ci dicono che la "modernità" - vai a capire cosa significa davvero - è in contrasto con la cultura tradizionale di questa tribù.
Eppure non spiegano che c'è stata una vera e propria "immobilizzazione" di queste comunità, cercando di eliminare il loro nomadismo. Per non creare litigi con gli agricoltori vicini, che vedevano i loro campi decimati dalle mucche dei Guerrieri.
Non ci dicono nemmeno che i Maasai, la terra e gli elefanti hanno costruito nei secoli un sodalizio a rotazione, che permetteva a tutti e tre di prosperare in modo sostenibile. Non ci dicono che questo equilibrio è stato rotto.

I Guerrieri Rossi hanno trasformato il loro nomadismo: ora si spostano nelle grandi città come Dar-es Salaam o nei centri turistici come Zanzibar.
Le ragazze hanno grosse pressioni dalla cultura tradizionale, anche se quelle che si sono trasferite in città sono riuscite ad emanciparsi. Ma l'analfabetismo femminile è ancora una piaga nelle comunità rurali ed è per questo motivo che servono iniziative simili:




(A pensarci, che con un mojito in meno si può aiutare una persona a cambiare vita...)

Comunque, i masaai alle volte sono tutto questo, alle volte nulla di questo e alle volte uno strano mix.
Ma se pensate che le loro esigenze siano lontane dalle nostre, vi sbagliate di grosso.
Anche noi, ragazzi italiani ricchi e occidentali, stiamo vivendo il nostro conflitto con la modernità.
Cos'è questa modernità? Io la trasformerei in "esigenze normali nella contemporaneità".
Abbiamo delle necessità. Il bisogno di vivere facendo per otto ore qualcosa che non ci mandi in manicomio e per cui possiamo essere pagati il giusto.
Abbiamo la necessità di amare e farci una famiglia con le condizioni migliori possibili.
Abbiamo bisogno di luoghi in cui possiamo trovare una nostra dimensione come individui.
Rispetto, riconoscimento, realizzazione.

Ecco che scopriamo di essere a due passi dai Masaai.

La tradizione contro cui combattiamo è il pensiero rigido delle generazioni precedenti, che hanno costruito tutto con il boom degli anni '60 e '80. Ricordano una nazione fatta di opportunità, in cui essere stanziali era la carta vincente. E non riescono a rapportarsi con le immagini di un mondo fatto di crisi economica, di risparmi divorati, di una politica imbrogliona.

E noi?
Noi siamo davanti al dilemma della partenza. Lasciare la nostra tribù e buttarci nel mare magnum della globalizzazione o stare a casa e accontentarsi delle briciole.
Salutate le vostre mucche...


(QUI trovate la trascrittura del servizio di Witness, Buona lettura.)